Italia: Dichiariamo illegale la povertà!

di Alessandro Graziadei, 28 settembre 2013, www.unimondo.org

Italia-Dichiariamo-illegale-la-poverta!_mediumSono state presentate a Roma lo scorso 19 settembre 3 campagne dell’iniziativa internazionale Banning Poverty 2018: Dichiariamo illegale la povertà (DIP) lanciata in Italia lo scorso anno durante la Marcia per la Giustizia Agliana-Quarrata da una trentina di associazioni ed adesso accompagnata con questa prima nazionale dal programma-manifesto Le fabbriche della povertà. Liberare la società dall’impoverimento (.pdf), l’e-book collettivo del gruppo promotore della DIP.

Idealisti e sognatori o si tratta solo una provocazione? No! Poveri non si nasce, lo si diventa, perché anche la povertà è un “prodotto” della società come la sua soluzione. Per i promotori della campagna, infatti, i Paesi che meglio sono riusciti a creare delle società senza poveri sono quelli che hanno creduto nell’uguaglianza tra tutti i cittadini senza fare concessioni nell’inuguaglianza “naturale”, soprattutto rispetto ai diritti umani e sociali formalmente riconosciuti. “E allora – ha spiegato Riccardo Petrella, professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio Belgio, promotore dell’Univeristà del Bene Comune e tra i coordinatori e promotori dell’iniziativa – perché non provare a porci rimedio cominciando da tre proposte concrete: Mettiamo fuorilegge la finanza predatrice. Diamo forza ad un’economia dei beni comuni. Costruiamo le comunità dei cittadini”. Tre primi importanti passi per cercare di rendere sempre più realistica la possibilità di ottenere nel 2018, nel 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’adozione di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che affermi: “Noi Stati membri ci impegniamo a mettere fuorilegge i fattori strutturali che sono all’origine dei processi di creazione dell’impoverimento nel mondo”.

Un obiettivo ambizioso, ma ormai imprescindibile per poter ancora parlare in modo credibile di sviluppo umano. L’economista Bruno Amoroso, anche lui tra i promotori dell’iniziativa, ha spiegato perché in questa fase la campagna ha deciso di concentrarsi su questi primi e chiari obiettivi. “Alcuni beni comuni essenziali sono stati trasformati in strumenti finanziari. Quindi noi intendiamo mettere fuorilegge la finanza predatrice escludendo i rapinatori dal sistema della finanza, chiudendo le fabbriche della rendita e della speculazione a tutto vantaggio di un sistema di credito al servizio dei cittadini e dell’economia. Ci stupisce che il ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni abbia detto che in futuro dovremo sostituire le banche, che non hanno più risorse, con la finanza ombra. La finanza ombra è quella criminale. Noi dell’iniziativa DIP abbiamo l’obiettivo di escludere gli operatori borsistici delle attività che riguardano beni e servizi strategici per la vita, come l’acqua, l’energia, l’alimentazione, l’istruzione e la salute… solo per fare qualche esempio”.

Ma se oggi l’impoverimento è il risultato di un furto nato dalla predazione del pianeta e dell’umano, dove la persona e il lavoro sono diventati merce, non basta togliere ai meccanismi della Borsa i settori relativi ai beni e servizi essenziali e insostituibili per la vita. Per dare forza a un’economia dei beni comuni, per Petrella, “occorre anche cominciare col mettere al bando le cooperative di caporalato, che sono uno strumento di schiavizzazione. Oggi sono più di 1.500 le false cooperative di questo tipo. È un affronto alla nostra civiltà. Come DIP vogliamo iniziare con l’attaccare le leggi che permettono l’esistenza di queste cooperative”. Mentre, ha aggiunto Patrizia Sentinelli direttrice di Altramente, “Se si vuole ri-costruire la comunità dei cittadini, una cittadinanza di uomini e donne, inclusiva di democrazia, diritti e libertà, allora dobbiamo pensare a come mettere fuorilegge i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), che sono luoghi di detenzione illegale. Riconosciamo le esperienze dei migranti, a partire dai soggetti delle ingiustizie: in primis le donne migranti. L’iniziativa DIP anche in questo senso offre a tutti i partecipanti un luogo comune di aggregazione e una visione d’insieme”.

Qualcosa già si muove in questa direzione. La Ministra per l’Integrazione con delega alle Politiche giovanili, Cécile Kyenge, che ha ricevuto dopo la presentazione una delegazione dei promotori della DIP, ha espresso un vivo interesse per la concretezza delle azioni menzionate nelle 3 campagne sottolineando “che esse si integrano in maniera coerente con quelle già intraprese dal suo Ministero nei settori di sua competenza” ed ha peraltro segnalato “che il suo Ministero ha in corso tre Tavoli di lavoro sulla revisione delle cooperative da caporalato, la chiusura dei CIE, e le misure contro tutte le forme di discriminazione nelle città” ora aperti ufficialmente anche ai rappresentanti della DIP.

Basterà a cambiare le cose? Si dice che le sole battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono. Forse anche per questo Raffaele Luise, la giornalista che ha coordinato la presentazione pubblica di queste 3 nuove campagne di Banning Poverty 2018 ha sottolineato “la capacità visionaria e profetica di questa iniziativa, che coincide anche con una nuova primavera della Chiesa cattolica guidata da Papa Francesco, schierato con i poveri”. Il Papa non finisce, infatti, di stupire e così anche le parole e i gesti dell’ultima visita a Cagliari domenica scorsa, come quelli dopo Lampedusa lo scorso luglio, hanno lasciato il segno con provocazioni che alcuni non hanno esitato a definire rivoluzionarie. “Non sono un impiegato della Chiesa che viene e vi dice coraggio” ha detto ai senza lavoro che erano davanti a lui, ricordando invece l’importanza di lottare “insieme per un sistema giusto”, per “il lavoro e la dignità”, contro un “sistema economico senza etica” che idolatra “il denaro”, e “scarta” le persone. “Ma sopra ogni cosa – ha commentato Tonio dell’Olio da Peacelink – mi colpisce la sua risposta alla folla di pastori, contadini ed operai che scandivano ad alta voce lavoro-lavoro. La vostra è una preghiera ha detto il Papa. La protesta quindi, elevata a rango di orazione. La vita, con le sue fatiche, trasfigurata in implorazione. Oppure la preghiera laica che fiorisce, più o meno consapevole, nel cuore di chi chiede che siano riconosciuti i propri diritti. Come nei salmi dei perseguitati e degli oppressi vittime dell’ingiustizia. Il grido per il lavoro più di una Ave Maria. Una rivoluzione che non tutti sono in grado di leggere perché squarcia davvero il velo del tempio. Abbassa i ponti levatoi sui sagrati per permettere alla vita di entrare nel tempio. Il lavoro è sacro quanto la liturgia e forse anche di più, dal momento che riguarda in maniera più vitale la sacralità stessa della vita”.

Non si può proprio accettare che oggi ci siano 3 miliardi di impoveriti ed accontentarci di avere la fortuna, come si dice, di non essere fra loro. Occorre provare a fare qualcosa, cominciando col Dichiarare illegali le povertà di ogni latitudine.

Fonte: http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-Dichiariamo-illegale-la-poverta!-142665

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