Grandi dighe, l’alt del Congresso USA

di Re:Common, del 23 gennaio 2014, http://www.recommon.org

Mentre la Banca mondiale appare sempre più intenzionata ad allentare i cordoni della borsa per finanziare mega progetti idroelettrici in tutto il pianeta, il Senato degli Stati Uniti ha appena passato un provvedimento che intima all’amministrazione a stelle e strisce di opporsi fermamente a questa linea di condotta.

Potaro_River_looking_south“Il ministro dell’Economia comunicherà a ogni direttore esecutivo statunitense presente nelle istituzioni finanziarie internazionali di esprimere un voto contrario a prestiti, donazioni, politiche o qualsiasi altro provvedimento teso al sostegno della costruzione di grandi dighe”, si legge nel documento approvato con una larghissima maggioranza alla Camera Alta del Congresso. Ulteriore buona notizia, i rappresentanti americani “dovranno spendersi affinché siano fornite le giuste compensazioni alle comunità che hanno subito violazioni dei diritti umani, tra cui lo sfollamento forzato, a causa di provvedimenti di qualsiasi tipo presi dalle istituzioni multilaterali di sviluppo”. Il caso più eclatante è quello della diga di Chixoy, in Guatemala, finanziata dalla Banca mondiale e dalla Banca interamericana di sviluppo. Nel 1982 oltre 400 indigeni Maya Achì furono massacrati dalle unità dell’esercito per zittire ogni possibile opposizione al progetto. Nel 2010, i superstiti hanno negoziato con il governo guatemalteco e con le istituzioni coinvolte un importo per le compensazioni, che però non è stato ancora pagato.

Nelle prossime settimane il Consiglio dei Direttori dell’organismo sarà chiamato a deliberare sul supporto economico della World Bank relativo alle seguenti grandi dighe: Amaila Falls nelle foreste pluviali della Guyana, Adjarala in Togo, Dasu sul fiume Indu, quelle sui bacini del Mekong e del Ngiep in Laos e Inga Tre in Congo.

In particolare, su questo ultimo progetto la società civile internazionale ha sollevato una lunga serie di contestazioni. La Banca mondiale, infatti, non ha eseguito una valutazione cumulativa degli impatti ambientali e sociali che avranno sulla regione le varie dighe in programma. Oltre a Inga Tre, sul fiume Congo esistono già due sbarramenti e nel futuro si intende costruire un’altra mega opera, Grand Inga, che una volta ultimata sarà la diga più grande di tutta l’Africa, sebbene produrrà energia da destinare a Paesi europei.

In realtà se da una parte gli Usa sembrano non voler finanziare il progetto tramite la Banca mondiale, sono però pronti a garantire fondi per Inga Tre e altre centrali idroelettriche nel Continente Nero tramite la loro agenzia di cooperazione internazionale.

Un evidente corto circuito che, si augurano le reti e le organizzazioni che si battono da decenni per la sopravvivenza dei fiumi, deve essere risolto al più presto.

Ecco l’audio della notizia: https://soundcloud.com/re-common/recommon-stories-23-gennaio

Fonte: http://www.recommon.org/recommon-stories-24-gennaio-2014-grandi-dighe-lalt-del-congresso-usa/

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Categorie:Americhe

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