Trattato transatlantico di libero scambio e Expo 2015

di CopasPisa, del 26 febbraio 2015, http://www.cobaspisa.it/
Pubblichiamo questo articolo segnalatoci del nostro amico Gerard Lutte dal Guatemala, che contiene molte indicazioni bibliografiche utili per chi vuole capire il contenuto del partenariato transatlantico di libero commercio e inversione e le dannose conseguenze per i nostri dritti, la nostra alimentazione e ciò che rimane della democrazia…
Buona lettura!
RIFLESSIONI SUL PARTENARIATO TRANSATLANTICO SUL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI E DINTORNI NONCHE’ SU EXPO 2015
E’ un dato di fatto che la maggior parte dei cittadini italiani non sa nulla del TTIP. Comodo usare le sigle, ma queste non facilitano la comprensione. Tanto meno gli ‘inglesismi’ sempre più diffusi anche nel mondo ‘alternativo’. Si è di fatto creato un linguaggio per ‘esperti’, dell’una e dell’altra parte, che è  ostico al cittadino normale. Quindi parlare di TTIP-300x121TTIP o di Transatlantic Trade and Investment Partnership non aiuta. Meglio parlare del Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti.
Vorrei inquadrare il problema un po’ più a largo raggio, per comprenderlo e rifiutarlo con più convinzione. Esso rientra nella grande ascesa a livello mondiale delle società transnazionali, ormai le vere attrici della politica e dell’economia globale, Su questo vittorioso percorso getta luce in abbondanza una grande Ong olandese, forse il miglior osservatorio indipendente sui nuovi padroni del mondo, l’Istituto Transnazionale di Studi Politici (Transnational Institute of Policy Studies – TNI) di Amsterdam (www.tni.org).
Il Partenariato Transatlantico è solo una delle molteplici pedine su cui il mondo delle transnazionali si muove. Battuto eventualmente sul Partenariato, questo mondo ha già in corso altre mosse. Unito su alcuni grandi obiettivi, come quello in questione, esso è però diviso sul fronte dei singoli interessi. Dietro a molte delle guerre in atto ci sono infatti interessi divergenti in competizione. Il caso Libia è un esempio lampante: compagnie petrolifere di vari paesi in competizione fra loro. Su questo Raúl Zibechi e Manuel Rosental hanno scritto tre anni or sono un articolo incisivo: morire per il proprio paese o per una transnazionale?[1]
Le transnazionali sono portatrici di una visione del mondo ben precisa, una competizione a tutto campo e senza limiti. Una guerra senza quartiere fra colossi della finanza, dell’energia, dell’’industria, dell’alimentazione, degli armamenti … Il cittadino: solo un potenziale consumatore. Altrimenti non serve, si può gettare.
E’ a questa visione generale a cui dobbiamo pensare quando ci opponiamo al Partenariato Transatlantico, che è solo un aspetto di questa guerra. Ci sono ad es. i vari Trattati bilaterali di libero scambio, fase di transizione verso quelli più generali come il Partenariato Transatlantico, appunto. E’ di queste settimane la firma del Trattato di Libero Scambio fra Unione Europea e Ecuador, che si aggiunge ai molti già in essere. E c’è anche una certa legislazione nazionale e internazionale di protezione ai loro investimenti[2]. A livello europeo ad es, quella sulla dimensione minima e massima dei piselli o quella del raggio di curvatura dei cetrioli (normativa, quest’ultima, che ha celebrato i 25 anni!). Quale è la vera ragione se non favorire le grandi aziende a danno delle piccole? E sempre a livello europeo, non dimenticare le porte girevoli fra i grandi burocrati e le multinazionali, per cui il legislatore legiferando si prepara un ancor migliore futuro in una transnazionale (talora la cosa ha generato scandalo, ma nulla più). Da non dimenticare che a Bruxelles sono presenti, sembra, oltre 20mila lobbisti per “assistere” gli estensori delle leggi[3]

All’interno del pacchetto del Partenariato un boccone particolarmente appetitoso è la liberalizzazione degli organismi geneticamente modificati (OGM) alimentari, dove 7 società controllano il 100% dell’attuale mercato mondiale: Monsanto (US), Pioneer Hi-Breed (US), Agrevo (D), Zeneca, Rhone-Puolenc (F), Bayer (D) e Novartis (CH).

OGM non significa solo una alternativa per l’agricoltura. Significa una visione riduzionista della scienza in alternativa alla visione che, semplificando, definiremo della ‘complessità’. La prima ha ispirato la ‘creazione’ degli OGM, trascurando il ‘principio di precauzione’ che una certa scienza arrogante e determinista rifiuta di fatto. Essa, sempre semplificando, ritiene che le caratteristiche di un gene determinino inequivocabilmente certe caratteristiche dell’organismo. Questo venne pensato quando Crick e Watson scoprirono la struttura del DNA e fecero della precedente affermazione il dogma centrale della biologia molecolare. Venne così lanciato l’ambizioso programma chiamato Progetto Genoma, teso a identificare l’intero patrimonio genetico umano. Ma fu proprio questo progetto che portò a concludere che il dogma non era vero. Crick aveva dichiarato che se il “dogma centrale” si fosse rivelato errato, tutta la biologia molecolare sarebbe stata da ripensare. E’ ciò che i ‘riduzionisti’ -che negli OGM hanno investito capitali enormi e stanno traendo dalle relative produzioni agricole utili altrettanto enormi- rifiutano difare. Di diversa opinione sono quei biologi che invece hanno preso atto della fallacia di questo dogma.

Negli ultimi mesi sulla grande stampa italiana è stato dato grande risalto all’opinione dei riduzionisti ‘nostrani’ (particolarmente attiva Elena Cattaneo, premio Nobel per la biologia, con lettere o articoli su Il Sole/24 ore, Il Corriere della sera, La repubblica etc). Un titolo per tutti, di tSt-tutto Scienze e tecnologia, di corredo a un articolo della Cattaneo, è significativo della parzialità dell’informazione: “Favorevole, indeciso o taleban: in quale gruppo ti identifichi?”. Chiaro, se sei contrario sei “taleban”!

C’è qualche coincidenza fra questa campagna e la fase finale delle trattative SEGRETE fra UE e US sul Partenariato, per togliere ridurre il numero dei contrari? Oppure con la kermesse transnazionale EXPO 2015 – Nutrire il mondo – Energia per la vita, che dovrà mettere in evidenza il ruolo delle transnazionali, e quindi delle loro innovazioni, per combattere la fame nel mondo?  O è una fortunata casuale triangolazione?

Spero cominciate a intravvedere che non è in gioco solo una serie di alimenti potenzialmente nocivi, ma la presa di controllo dell’alimentazione a livello mondiale e una distruzione su larga scala della biodiversità e quindi della sicurezza alimentare.

Riprenderò in dettaglio, per chi è interessato, tutti questi argomenti, per andare anche oltre. Ma intanto, favorevole, indeciso o “taleban” che tu sia, se ne vuoi sapere di più, puoi leggere un agile libro “La favola degli OGM” di Daniela Conti e Ferdinando Carbone, ediz AlkemiaBooks, E 12. www.alkemiabooks.com

NB L’editore segnala sul libro: puoi regalarlo, fotocopiarlo, stamparlo o pubblicarlo senza chiedere nulla a nessuno. Se decidi di farlo e ti va di informarci, scrivi a danielaconti@complessità.it

Fonte: http://www.cobaspisa.it/dal-trattato-trans-atlantico-a-milano-expo-2015/

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Categorie:Europa

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